Animali selvatici a rischio, l’allarme degli esperti ambientali


Il pianeta Terra sta attraversando una crisi ecologica senza precedenti. Secondo il più recente Living Planet Report (il rapporto biennale sulle specie animali del pianeta, elaborato dalla Zoological society di Londra e dal Wwf), negli ultimi 50 anni le popolazioni animali monitorate dagli esperti sono diminuite, in media, del 73%. Un dato allarmante che testimonia un declino accelerato della biodiversità, dovuto a una combinazione di fattori distruttivi: cambiamento climatico, perdita di habitat, inquinamento e sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. La situazione si è rivelata più grave di quanto si pensasse: le condizioni ambientali, le attività antropiche e il cambiamento climatico sembrano dirette verso punti di non ritorno, e c’è il rischio che il declino in molte aree del mondo sia ormai irreversibile.

Le specie in pericolo

Gli scienziati avvertono che molte specie stanno subendo un declino drammatico: alcune rischiano l’estinzione entro pochi decenni se non si interviene subito. Tra le più colpite troviamo l’elefante africano di foresta, la tartaruga embricata e il pinguino dal collare.

Elefante africano di foresta: la popolazione di questa specie è crollata di oltre il 78% tra il 2004 e il 2014, principalmente a causa della deforestazione e del bracconaggio per l’avorio. Questi maestosi animali, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi, stanno scomparendo a un ritmo allarmante.

Tartaruga embricata: una delle specie marine più minacciate, ha registrato una riduzione del 57% nelle femmine nidificanti. La distruzione dei coralli, l’inquinamento e la cattura accidentale nelle reti da pesca stanno portando questa creatura sull’orlo dell’estinzione.

Pinguino dal collare: il numero di esemplari di questa specie antartica è diminuito del 61% tra il 1980 e il 2019, principalmente a causa dello scioglimento dei ghiacci e della riduzione delle risorse alimentari come il krill, minacciato dalla pesca intensiva.

Non solo animali

Secondo il Living planet index (Lpi), l’indice curato dalla Zoological Society di Londra e dal Wwf, la perdita di biodiversità è ormai a livelli critici. Monitorando quasi 35mila popolazioni di 5.495 specie diverse, il rapporto delinea uno scenario catastrofico: il declino è particolarmente forte in America Latina e nei Caraibi (-95% rispetto agli anni ’70), ma anche Africa (-76%) e Asia-Pacifico (-60%) registrano perdite drammatiche. Anche in Europa e Nord America la situazione è grave, con cali del 35% e 39% rispettivamente, sebbene in queste regioni alcuni sforzi di conservazione abbiano permesso la stabilizzazione o il recupero di determinate specie.

Ecco alcune delle situazioni più preoccupanti secondo gli scienziati:

1 – Estinzione delle barriere coralline: metterebbe in crisi la pesca e priverebbe milioni di persone della protezione naturale dalle tempeste tropicali.

2 – Deforestazione dell’Amazzonia: sta liberando enormi quantità di carbonio in atmosfera, alterando i modelli climatici globali.

3 – Collasso del vortice subpolare a sud della Groenlandia: può avere conseguenze disastrose sul clima di Europa e Nord America.

4 – Fusione delle calotte glaciali in Groenlandia e Antartide: comporterebbe un drammatico innalzamento del livello del mare, mettendo a rischio città costiere come Venezia.

La sfida dei prossimi 5 anni

Non tutto però è perduto. Secondo il Wwf, i prossimi cinque anni saranno decisivi per invertire la tendenza e proteggere la biodiversità. Tuttavia, il rapporto denuncia che gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030 sono ancora lontani e che più della metà di essi non sarà raggiunta. Senza strategie globali e finanziamenti adeguati, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Cosa si può fare?

La salvaguardia della biodiversità non riguarda solo governi e organizzazioni ma chiama in causa anche il comportamento individuale. Il sistema alimentare globale, per esempio, è responsabile del 70% del consumo di acqua dolce e di più di un quarto delle emissioni di gas serra. La produzione di carne occupa enormi superfici agricole, riducendo la disponibilità di risorse per l’alimentazione umana diretta. Adottare diete più sostenibili, investire in energie rinnovabili e promuovere la rigenerazione degli ecosistemi sono passi fondamentali per invertire la tendenza. La crisi della biodiversità è una sfida che riguarda tutti. Ora.

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